Palazzo Petroni

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TIPOLOGIA

Palazzo Petroni  nella morfologia attuale risulta omogeneo alla maggioranza degli edifici coevi, sviluppati in isolati prospicienti strade parallele, e ha assunto quindi le caratteristiche dell’edificio a corte. In questa tipologia di edifici nei quali la profondità del lotto avrebbe impedito una corretta ventilazione ed illuminazione dei locali centrali veniva lasciata una zona inedificata, una corte centrale, a servizio delle stanze più interne. Questo ‘polmone’ interno poteva avere dimensioni variabili a seconda dell’importanza dell’edificio, andando da un piccolo cortile, poco più grande di un cavedio ad un vero e proprio giardino con essenze alberate e siepi. Nel nostro caso l’edificio ha la disponibilità dell’affaccio su tre fronti stradali ed è caratterizzato dal fatto che la corte centrale è spezzata in due dal vano scale, piuttosto corposo e importante per materiali e dimensioni, che funge da ballatoio tra le due ali principali dell’edificio. Il cortile più interno opposto a via Francesco Acri è stato coperto al piano terra da un lucernario e ha conservato la sua funzione di ventilazione e illuminazione solo ai piani superiori.

N° DI PIANI

Attualmente Palazzo Petroni si sviluppa su 8 livelli – pianto interrato, piano terra, ammezzato, piano primo, piano secondo, piano terzo (sottotetto), piano quarto e quinto (torretta) – frutto di successive stratificazioni edilizie.

Il piano interrato è costituito dalle cantine; il piano terra è per lo più destinato a spazi comuni e negozi.

Il piano ammezzato è occupato da due appartamenti. Il piano primo è costituito da 3 appartamenti e da uffici, rispettivamente sede della Fondazione N. H. Rusconi e da un ente di formazione, ‘Le macchine celibi’.

Il piano secondo è composto di 3 appartamenti e da uno studio professionale. Il piano terzo, sottotetto, è destinato a studentato; sono presenti oltre a spazi comuni e locali di servizio, 6 appartamenti, uno dei quali su tre livelli. Quest’ultimo spicca dal volume principale andando a formare una torretta a pianta quadrata di due piani.

ARTICOLAZIONE DEI PROSPETTI

I tre prospetti, trattati ad intonaco e con finestre caratterizzate da persiane in legno, sono piuttosto semplici ancorché abbastanza disomogenei tra loro.

Quello che doveva essere l’affaccio principale sulla via de’ Pelacani, ora via Petroni, è caratterizzato da quattro campate di portici, la prima più semplice sostenuta da due pilastri più alti e architrave lineare, le altre tre contraddistinte da tre volte a crociera con archi a tutto sesto a chiusura della facciata. Le tre finestre dei due piani sopra la parte ad archi sono caratterizzate da una fascia marcapiano; i pilastri agli estremi delle tre campate continuano come paraste fino al fregio sommitale sotto allo sporto di gronda; questo trattamento decorativo, ancorché molto povero e semplice, fa pensare che queste fossero le dimensioni principali del palazzo in fase di edificazione originaria e che la parte iniziale del portico fosse prospiciente una zona di servizio, destinata a bottega o molto più probabilmente ad ingresso coperto delle carrozze verso i rimessaggi e le scuderie. Quindi questo prospetto a sud-ovest costituiva sicuramente l’affaccio principale del fabbricato, evenienza confermata dalle mappe storiche che indicano su questa parte il nucleo iniziale dell’edificio e rappresentano un ampio giardino sul lato opposta di via de’ Pelacani.

Il prospetto su via Vinazzoli, odierna via Francesco Acri, è differenziato dagli altri due prospetti dall’assenza di portico e da un ritmo delle bucature piuttosto serrato. Su questa facciata avviene anche un cambio dell’altezza di gronda, che si abbassa di tre metri rispetto al fronte principale per adagiarsi alla quota mantenuta dal palazzo anche su via de’ Bibiena.  In virtù della poca distanza che l’angusta via Acri interpone rispetto all’edificio prospiciente, su questo lato si affacciano i locali meno importanti.

Il prospetto su via Vinazzi col d’Occa, ora via dei Bibiena, è scansito da 5 arcate di portico con archi a sesto leggermente ribassato e pilastri a pianta quadrata, con capitello appena accennato. La facciata presente una distribuzione delle finestre abbastanza disomogenea per allineamenti rispetto alle arcate del portico sottostante. Tre archi a sesto acuto in mattone, emergenti rispetto all’intonaco e sfalsati rispetto alle bucature esistenti fanno ipotizzare una diversa organizzazione distributiva e un rimaneggiamento nel tempo sia dei locali che dei prospetti.

ARTICOLAZIONE DELLA PIANTA:

L’edificio costituisce la parte terminale di un isolato di forma trapezoidale allungata, quindi planimetricamente risulta a pianta quadrangolare e delimitato dalle tre vie Petroni, Francesco Acri e dei Bibiena e da un fronte in comunione con il fabbricato adiacente.

Il piano terra è contraddistinto da una serie di spazi ad uso comune disposti a croce nella parte centrale. Un lungo andito sobriamente decorato è tagliato trasversalmente da un androne, che funge da zona di sosta e accesso allo scalone di disimpegno ai vari piani e al cortile scoperto.

Un secondo breve andito carrabile consente poi di accedere a via dei Bibiena. Due locali pubblici al piano terra fungono da ali rispetto a questa zona centrale di uso comune e occupano rispettivamente tutta la fascia laterale nord (il bar ristorante Alce Nero) e l’angolo sud (l’Antica Drogheria Calzolari).

Il piano primo è invece caratterizzato da una pianta piuttosto ricca e da una distribuzione  abbastanza intensiva dei locali. Più ampi e ariosi quelli verso via Petroni di dimensioni più contenute quelli dei due appartamenti con affaccio su via dei Bibiena. Tutti i locali principali ad esclusione di quelli di servizio destinati a bagno o cucina, risultano decorati con soggetti di tipo floreale, geometrico e grottesche.

Sia a questo piano che al piano secondo due dei quattro locali centrali sono stati plasmati in modo più ampio e particolare: a forma ottagonale l’uno, con due lunette semicircolari l’altro. Da questi spazi e dalle decorazioni si conferma che il piano primo doveva essere il piano nobile, destinato sia alla residenza del proprietario sia ai locali di ricevimento.

Il piano terzo ha una distribuzione piuttosto articolata ed è stato destinato a studentato, formato da 6 alloggi, uno dei quali costituito da una torretta su più livelli.

STRUTTURA E MATERIALI:

La struttura dell’edificio è in muratura intonacata, presumibilmente in mattoni bolognesi, come è visibile nei locali interrati destinati a cantine e coperti da volte in mattoni pieni lasciati a vista.  La struttura dei solai non è ispezionabile e non è stato possibile effettuare dei saggi. E’ presumibile che la maggior parte dei solai – soprattutto quelli con i decori pittorici a tempera – sia in legno rivestito con arelle intonacate a gesso. Mentre è probabile che i solai tra piano terra e primo piano e tutti quelli dei locali coperti da volte siano in laterizio con riempimento di sabbia e pavimento costituito da seminato alla veneziana in marmo. Il coperto dell’edificio risulta rinnovato in tempi non troppo recenti ed è costituito da un’orditura primaria e secondaria in legno massello e da un tavolato pure ligneo. Gli infissi sono prevalentemente in legno e sono costituiti da finestre a due ante e scuri a gelosia in legno. Lo scalone di disimpegno ai piani è caratterizzato da gradoni in pietra naturale non in ottimo stato di conservazione e seminato alla veneziana sui pianerottoli; questi ultimi risultano decorati da paraste con capitelli in stucco; le rampe sono coperte da volte a botte .

 

FINITURE:

L’edificio come detto ha pareti completamente intonacate. I prospetti esterni sono tinteggiati con un colore giallo crema; gli scuroni a gelosia sono color verde scuro. Il Palazzo non ha particolari decori esterni, se non appunto un fregio continuo su tutto il perimetro sotto lo sporto di gronda e due fasce sotto le tre finestre principali di via Petroni, racchiuse tra le due paraste che delimitano le tre arcate di portico.

L’interno invece appare più ricco, se non altro per dimensioni e materiali: partendo dall’andito di ingresso al palazzo, scandito da paraste e volte a crociera, si giunge nell’androne che lo taglia trasversalmente ed è completato da due lunette, di cui una tamponata e l’altra contenente una statua in gesso ad imitazione metallica di un musico che suona i piatti. Da questa zona di filtro intermedia si giunge alla scalinata in pietra che disimpegna i piani superiori e alla corte interna, lastricata con una semina di ciotoli oblunghi e avente accesso carrabile direttamente da via de’ Bibiena. Tutti questi spazi di utilizzo pubblico e i locali principali al piano primo risultano riccamente decorati con tempere murarie aventi soggetti per lo più geometrici, vegetali e grottesche. Queste pitture murali sono di difficile datazione poiché avrebbero potuto essere imitate anche a fine ottocento o primi novecento – quando ancora gli artigiani avevano la maestria necessaria a compiere determinate opere – senza possibilità di riconoscimento come  periodo di realizzazione se non con esami scientifici più approfonditi.

Degni di nota sono anche gli aggraziati loggiati affacciantesi sulla corte interna al primo e secondo piano, contraddistinti da un doppio ordine di pilastri e colonne.

I pavimenti interni alle abitazioni sono piuttosto disomogenei e sono in molti casi stati rinnovati o coperti con piastrelle, moquette o legno. Quelli più antichi sono caratterizzati da superfici tipo seminato alla veneziana o listoncini di legno a spina di pesce e si trovano sia nei luoghi ad uso pubblico come l’androne e i pianerottoli, sia negli alloggi privati.

Bologna, 26 giugno 2013

ARCHITETTO CRISTINA MARCHI